Scrivere su qualcosa di cui tutti hanno già parlato bene può risultare inutile o imbarazzante perchè si corre il rischio di cadere in almeno tre grandi errori: fare la parafrasi dei complimenti o peggio il copia e incolla; sentirsi in dovere di dire qualcosa di diverso dagli altri, aggiungendo o inventando di sana pianta; parlarne male o meno bene degli altri tradendo il proprio pensiero.
Avendo appreso dai teaser i premi e le recensioni importanti(1) che questo spettacolo ha ottenuto ho volutamente evitato ad ogni costo di saperne di più sia per godermi lo spettacolo senza spoiler sia per darmi l’opportunità di -se ne avessi avuto voglia- dire la mia senza la soggezione di incorrere in uno dei problemi sopra esposti.
Uno spettacolo funzionale e necessario proprio come il mangiare e il defecare: serve, è necessario, ha una funzione. Ma in quanto opera d’Arte ci fa anche riflettere, ci incuriosisce, ci emoziona, ci diverte, ci coinvolge e gli scroscianti e lunghi applausi ne sono la meritata prova. I tre tempi di questo monologo “Le Coscie”, “Il Cazzo”, “La Fama” sono potentemente interpretati da Silvia Gallerano che vestita unicamente delle storie che racconta usa l’apparente fragilità del corpo nudo per mostrarne tutta la forza, tutta la capacità di trasmettere emozioni, sensazioni, effetti, ricordi, suggestioni.
Un testo non facile, non banale, che corre sul filo del rasoio senza mai (s)cadere nel luogo comune o nell’inverosimile, anzi raccontando in maniera nuova e sensata alcune delle dinamiche che percorrono l’Italia dei sacrifici per arrivare, del ma mangi?, del quanto sei alta?, del le faremo sapere, del non oltrepassare la linea gialla, del siam pronti alla morte e così via con una domanda che si ripete nella testa come un reef: dov’è la vittoria?
Nelle nostre situazioni di merda, nel nostro essere colla merda fino al collo, nel nostro sentirci delle merde con gli altri che provano a farci sentire delle merde, nel nostro quotidiano ingoiare e spalare merda, per sopravvivere “curvi e abitutati” o stravivere da Star sentendosi “finalmente liberi”, c’è in questo collettivo continuo utilizzo della parola merda protagonista delle nostre giornate (più che dello spettacolo) una qualsiasi vittoria che non si concluda sotto un treno?
Forse. Probabilmente. Ma è proprio mangiando e cagando la nostra rabbia, la nostra insoddisfazione, i nostri conflitti ed il nostro vissuto, che possiamo intraprendere il percorso catartico verso la ripacificazione con noi stessi e con il nostro paese.
Se invece facessimo l’errore di buttare via il piatto, ritenerla solo fantasia, luogo comune, ossessione dei pessimisti, gossip fra tourettiani, miseria di pochi sfortunati, allora sì, che non ci resterà che -ad occhi chiusi e naso tappato- oltrepassare la linea gialla.
(1) Elenco recensioni
(2) Premi ricevuti fino alla data di pubblicazione di questo articolo:
Fringe First Award 2012 for Writing Excellence
The Stage Award 2012 for Acting Excellence (Silvia Gallerano)
Arches Brick Award 2012 for Emerging Art
Total Theatre Award 2012 (Nomination) for Innovation
Premio della Critica 2012 as Best Show
Journalists’ Jury Award Giovani Realtà del Teatro
Audience Award Giovani Realtà del Teatro
Edinburgh Fringe Sell Out Show 2012/13
Trailer in inglese
Clip in italiano